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Sahara | Arte Rupestre | Tuareg


La musica tuareg | Photo gallery



La tradizione musicale
La tradizione musicale presso i Tuareg non è né una professione, né un qualcosa di eccezionale, è semplicemente l'identità di un popolo nomade che rivendica di essere libero e senza frontiere. Gli uomini e le donne del deserto esprimono se stessi e la loro identità attraverso la musica, in modo molto naturale, sia che si trovino nei campi profughi o in esilio, che nei loro accampamenti.
Presso i Tuareg la musica non si apprende: tutti fanno la musica; si prende uno strumento e si suona, si canta e si danza. La poetica orale e la musica veicolate dalla loro lingua, il Tamacheq, rimangono il principale elemento su cui si fonda l’identità di questo popolo.
Questa musica si caratterizza per la notevole rilevanza della voce e per una quantità piuttosto scarsa di strumenti. Le donne rivestono un ruolo centrale: suonano l’imzad ed il tendé, cantano e ritmano con la battuta delle mani e con le grida.



Gli strumenti sono:
il tendé - il mortaio di legno usato dalle donne per i cereali e trasformato in tamburo da una copertura con pelle di capra fissata da due pestelli e tenuta in tensione da quattro donne; sopra la pelle di capra veniva messo un pezzo di stoffa che ogni tanto veniva bagnato. In modo da variare il suon a seconda di quanto è bagnata la stoffa e di quanto viene tenuta in tensione la pelle di capra. Oggi è sostituito da una tanica di benzina.
l’imzad - piccola viola monocorda ricavata da una zucca ricoperta di pelle di capra che era suonata esclusivamente dalle giovani donne nobili
il liuto – tehardent, riservato all’uomo e strumento dell’ aggouten, il griot, il cantastorie tuareg - L’aggouten racconta quello che succede, dona coraggio, racconta di chi fa bene e chi fa male, narra le storie degli avi e delle generazioni attuali; egli attraverso la musica è il guardiano della tradizione e la storia è trasmessa attraverso i canti.
la darbuka – percussione
il flauto.
La chitarra elettrica fa la sua singolare apparizione all’interno del setting tradizionale con le canzoni degli ishomar, sfociando nell’affascinante blues africano.
I suoni, oltre a quelli degli strumenti, sono costituiti dal battito delle mani delle donne, dalle battute dei piedi degli uomini, dalle grida degli uomini e dalle grida delle donne, tarhalelit..

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Festa della Sebiba
“A Djanet, viene celebrata una festa che porte il nome di sebiba o shebiba o zebiba che ha un significato lontano nel tempo del quale ogni uomo ha dimenticato la vera origine. La sebiba potrebbe legarsi idealmente a certe feste agrico-le o d'iniziazione legate all’inizio del «primo mese» dell'anno che non si riferisce specificata-mente né all'inizio musulmano (marzo) né a quello cristiano (gennaio), come si celebrano nel Sudan, e delle quali esistono fedeli rappresentazioni nelle pitture rupestri del Tassili. Alla grande festa sebiba, una delle più importanti e antiche di tutto il Sahara, partecipano, con danze e poemi le rappresentanze di due dei villaggi più antichi dell’oa-si di Djanet; gli abiti ed i gioielli indossati da uomini e donne hanno un valore notevolissimo; qualcosa di veramente insolito nel Sahara e che val la pena di vedere… Durante la festa esplode il colore negli abiti degli “attori” e in quelli dei sahariani spettatori e protagonisti; esplode il trionfo e la bellezza dei costu-mi e le danze guerriere e propiziatrici si intrecciano con-tinue, nelle ore del mattino, del pomeriggio ed a notte inoltrata. Pochi sono i turisti che vi assistono perché a Djanet la festa la si fa per la popolazione stessa e non come attrattiva di richiamo turistico; fortunato per-ciò chi si pone in cammino in quei giorni e giunge nel-l'oasi nel momento giusto” (da: M. Fantin,”Tuareg,Tassili, Sahara, 1971).