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Sahara | Arte Rupestre | Tuareg


I TUAREG



II Targa, da cui deriva il nome Tuareg, sono conosciuti in occidente con il nome di "uomini blu", dal velo blu indaco che indossano e che colora di blu la loro pelle.
I Tuareg sono un popolo nomade e vivono nel sud del Magreb, Algeria e Libia e nel Sahel del Niger, Mali, Burkina Fasu. Essi si definiscono Kel Tamacheq, coloro che parlano il Tamacheq o anche Kel Taguelmust, coloro che portano il velo.
Sarebbero, attualmente meno di un milione.
L'organizzazione tradizionale dei Tuareg è basata su un sistema di confederazioni, gruppi (Ahggar, Ajjer, Air, Ouadalan, Adagh), divisi prima dall'amministrazione coloniale e poi dai nuovi stati. La lingua, il Tamacheq, rimane il principale elemento su cui si fonda l'identità di questo popolo berbero che possiede anche un suo caratteristico sistema di scrittura, il Tifinagh.

La storia
I Tuareg discendono dalle popolazioni berbere preistoriche del mediterraneo, i Garamanti, e già al tempo dei fenici e dei romani, avevano un'avanzata organizzazione sociale, economica, artistica e religiosa.
I Garamanti, grande confederazione di nomadi-cacciatori-guerrieri, percorrevano le grandi vie che dal Mediterraneo attraverso il Sahara, allora verde, arrivavano ai grandi Regni Neri del Sud, nel Sahel.
Le pitture rupestri del Sahara li raffiguravano su carri con le ruote e comandati da 4 cavalli.
Con l'arrivo dell'Islam nel I secolo dell'Egira, 1300 anni fa, i Tuareg furono dispersi verso il Sud nel Sahara nelle montagne dell'Hoggar, dell'Air e dell'Adradr degli Iforas e combatterono l'invasione araba per più di 500 anni.
Si rinchiusero tra questi massicci conservando intatta la loro identità, la loro lingua, il loro alfabeto.
Guerrieri agili, alti e forti, armati con una lancia di ferro, un pugnale ed una spada - takouba-, in groppa ai loro cammelli, erano i padroni del deserto e, alla fine del IXX secolo, resistettero a lungo alla colonizzazione francese e alla costruzione di una ferrovia transahariana, che avrebbe danneggiato il commercio carovaniero e tutte le attività della regione. Con la colonizzazione francese la regione del popolo tuareg fu divisa in quanto furono tracciati i confini del Mali, dell'Algeria e del Niger (accordo di Niamey, 1909). Inizia così la decadenza del popolo Tuareg dovuta alla distruzione del loro ordine sociale e della loro economia nomade. Esiliati per le persecuzioni e le discriminazioni, hanno dovuto accettare la sedentarizzazione e i mestieri più umili; dopo ripetuti massacri, gli ishomar, disoccupati, e figli della miseria e della siccità sono diventati i ribelli nigerini e maliani degli anni 90, oggetto di violente repressioni da parte dei governi del Mali e del Niger sfociate in veri e propri massacri (Tchin Tabaraden, Niger, maggio 1990).
Costretti ad andare a vivere nei villaggi, spesso conducono una vita marginale e non riescono ad occupare posti dirigenziali, anche a causa del basso livello di istruzione. Molti sono migranti. Oggi i tuareg nomadi sono sempre meno e vivono in povertà a causa della crescente siccità e dell'impoverimento delle greggi.
Nonostante che in questi ultimi decenni le frontiere imposte dalla colonizzazione prima e dai nuovi stati poi, l'arabizzazione forzata e le vicende politiche abbiano causato massacri, deportazioni e sofferenze e causato una dispersione di questo popolo, i Tuareg hanno un forte senso di appartenenza ad un passato storico ed una forte identità socio-culturale.
La vita del deserto è dura, i nomadi si sono adattati in modo straordinario; l'acqua è rara come lo sono i pascoli nella difficile armonia che l'allevamento estensivo richiede. Ai giovani con i racconti intorno al fuoco, la sera, negli accampamenti, si insegna a sopportare la sofferenza, senza lamentarsi. Piangere è un disonore, chiedere cibo e acqua una debolezza, ecco la scuola tuareg. Vi si impara a ribellarsi, mai a mendicare.
Il fragile equilibrio si trova drammaticamente sconvolto ogni volta che interviene un elemento imprevedibile, come la siccità, i rastrellamenti militari o tentativi di riorganizzazione fatti senza tenere conto della realtà socio-culturale ed economica dei Tuareg. All'interno del loro mondo i nomadi hanno bisogno di una completa libertà.

La lingua, la poetica orale.
La lingua dei Tuareg, il Tamacheq, ha un sistema vocalico a sei toni.
L'alfabeto è il Tifinagh e consiste di 24 segni più segni composti.
L'origine del Tifinagh è incerta; ha delle lettere in comune con il fenicio e con l'alfabeto cuneiforme e si trova in alcune scritture libiche di circa 2000 anni fa.

Chi compone una poesia sa che questa verrà recitata o cantata da uomini e donne al suono dell'imzad, la viola monocorde suonata dalle donne, o mormorata da chi segue le mandrie al pascolo... o la sera davanti al fuoco dell'accampamento e nell'oasi di arrivo. Le poesie si apprendono a memoria e contengono i codici del matrimonio, della dote, l'insegnamento ai figli, il trattamento riservato ai nemici...
Raccontano le guerre, l'amore, la pastorizia, le vicende politiche.

La poesia cantata esprime gli aspetti più significativi della cultura tuareg, le regole del mondo pastorale, il cammello l'animale più caro, la caccia, il tè, le visite notturne all'accampamento dell'amata.
La poesia tuareg è viva e i poeti continuano a comporre per celebrare un avvenimento, a trasmettere nuovi eventi, e, quindi contiene la storia e la maggior parte delle informazioni socio antropologiche.

Le donne tuareg

La donna tuareg, targhia, occupa un posto centrale nella società dei nomadi
Svolge lavori faticosi e gestice gli accampamenti durante le lunghe assenza del marito partito in carovana.
Ella è depositaria della cultura attraverso la musica - l'imzad è sempre suonato da una donna -, la poesia e l'educazione orale dei figli. Contrariamente all'uomo non si copre il volto, in caso di divorzio è a lei che rimane la tenda e il gregge. La targhia non è una donna sottomessa. La leggenda tuareg vuole che l'unico sovrano accettato da tutti i Tuareg sia la regina Tin Hinan, la cui tomba è ad Abalessa, nell'Hoggar ed i resti al museo del Bardo, ad Algeri.